giovedì 30 novembre 2017

Parigi Lucio

Nello sala di aspetto del mio medico condotto nel quartiere di Gorarella, a Grosseto, sono rimasto affascinato da questi disegni appesi alle pareti. Scene di caccia tracciate con poesia e maestria.  Caccia alla beccaccia. Bracco tedesco in forma su starne: Braccata in Maremma. Caccia con Setter alla Beccaccia. Sotto l'Uccellina. Maremma Antica.






.Mi sono documentato e ho trovato questo articolo sul Tirreno del 30 Aprile 2014 di Gabriele Baldanzi.che ricorda la sua scomparsa. Riporto
GROSSETO. Lucio Parigi, classe 1926, è stato un simbolo della Grosseto bella del dopoguerra. Pittore, orafo, scultore, partigiano, cacciatore, arciere, scrittore. Insomma un grande personaggio. Eclettico, estroverso. Amava questa terra con una passione senza eguali e mille volte l'ha rappresentata nelle sue opere, nei suoi quadri. Se ne è andato nella notte tra lunedì e martedì, mentre la Maremma era bagnata da un poderoso temporale, con tuoni e fulmini.
A Lucio non si poteva che volere bene. Per il suo entusiasmo, per la sua generosità. Era conosciuto da quasi tutti, in città e nella provincia.
Per decenni aveva gestito il negozio a due passi da piazza della Palma, nel centro di Grosseto, dove era nato da madre grossetana e padre fiorentino. Ed era stato proprio nonno Mariano a trasmettergli molte delle passioni che poi lo hanno reso celebre, a partire dall'arte di incidere.
Il rocchigiano. Da giovanotto aveva vissuto a Roccatederighi, dove era arrivato da sfollato dopo il bombardamento di Grosseto.
Nasce qui, per esempio, l'amicizia con Corrado Rualta. Il passaggio del fronte, il rapporto con i minatori di Ribolla, con i socialisti, sono tracce indelebili che hanno legato per sempre Parigi a questo piccolo paese e ai giovani amici con cui si era arruolato partigiano nel febbraio del '44. Sì, il partigiano Gavroche, in forza alla Lavagnini, di stanza al Belagaio. «E proprio queste esperienze - raccontava - mi hanno reso quello che sono, influenzandomi come uomo e condizionando la mia attività artistica». Nel suo libro di memorie rammentava come “università” la bottega del falegname Gino Pupeschi. E anche l'arte venatoria l'aveva affinata qui, tra Tanabrillo, i Cerri Sbuccicati, gli Scopai.
L'artista. Era pittore autodidatta, Parigi, incasellabile tra i neorealisti. In effetti le opere sono tutte cariche di figurazioni e si cerca sempre di non trascurare i particolari. Nella sua formazione i contatti con Guttuso, Sassu, Servolini, Treccani e Zancanaro li definiva lui stesso determinanti.
Dal 1945 al 2013 sono decine le mostre personali, le rassegne nazionali e internazionali di pittura e incisione a cui ha partecipato, ottenendo premi e riconoscimenti di enorme prestigio.
Sue opere si trovano in musei italiani e all'estero. Come incisore, invece, ha sempre usato gli antichi sistemi dell'oreficeria etrusca, di cui era uno studioso sperimentatore. Meravigliose le sue medaglie.
Il cacciatore. Lucio discendeva da un'antica e nobile famiglia fiorentina, dove l'arte della caccia era una tradizione. Una diecina di anni fa, incoraggiato dagli amici e dall'editore Innocenti, scrisse un libro dal titolo “Storie vere di cacciatori maremmani... e altro”: una raccolta di battute memorabili, di spostamenti in lambretta con la doppietta a tracolla e il cane tra le gambe, di prede magnifiche, di giornate passate a contatto con la natura in compagnia del segugio e di tanti personaggi.
Piccoli affreschi e deliziosi cammei accompagnati da descrizioni minuziose e da dichiarazioni di amore nei confronti dell'arte venatoria. Lucio Parigi era fatto così. Ma non ci sono stati soltanto calibri e cartucce nella vita venatoria di Parigi. Il tiro con l'arco era un'altra sua passione. Fu, con il coetaneo Corrado Rualta e con Anna Bonari, tra i fondatori della Compagnia Maremmana Arcieri 09019.
La bottega. Diverse volte, negli ultimi 20 anni, sono stato a veglia nella sua bottega. A parlare del palio dei ciuchi della Rocca - l'aveva riproposto lui nel dopoguerra, colorando tamburi e bandiere. E poi Il Tirreno. «Mi date poco spazio ma io il tuo giornale lo conosco da quando si chiamava Telegrafo. Feci perfino una medaglia per Giuseppe Bandi, gavorranese, fondatore del Telegrafo». Poi i racconti sulla Maremma, a volte commuovendosi. «Da partigiano fui ferito e in un paio di circostanze ho davvero avuto paura di essere spellato». Una miriade sono gli aneddoti di cui Lucio è stato protagonista, come quella volta che prese a botte un americano che ci provava con una ragazza in piazza della Vasca.
Celebrità. Le foto di Parigi al fianco di personaggi celebri sono centinaia.
Dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, che lo invitava anche a Roma, a casa sua (“gli ho regalato diverse pipe”), al giornalista e scrittore conterraneo Luciano Bianciardi (“..lui, invece ha ricevuto diverse pedate negli stinchi, mentre si giocava al campo Amiata”). E ancora Giovanni Spadolini (“Non passava neppure dalla porta del negozio, da quanto era grosso”). Infine i colleghi Renato Guttuso, Aligi Sassu, Ernesto Treccani. Alle elementari era vicino di banco di Renato Pollini, poi diventato sindaco di Grosseto. È stato per tutto il pomeriggio di ieri un via-vai continuo di amici, conoscenti, rappresentanti delle istituzioni locali. Oggi, alle
10,30, si svolgeranno i funerali. Condoglianze dalla redazione de Il Tirreno alla moglie Franca, alle figlie Anna Maria e Luciana, ai nipoti. I suoi disegni rimarranno inconfondibili, puntualizzati dal colore ma soprattutto dalle vicende umane che hanno narrato. "





2 commenti:

  1. https://store.innocentieditore.com/romanzi/lucio-parigi-la-scoperta-di-un-uomo-vero-234.html

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  2. https://store.innocentieditore.com/narrativa-venatoria/storie-vere-di-cacciatori-maremmani-23.html?search_query=parigi&results=5

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