Il prosciutto è il prosciutto, in Toscana è una cosa seria e nobile. I ricordi dei migliori, assaggiati in questa terra, sono tre. Uno negli anni 70 a Santa Fiora assieme al mio amico d'infanzia Giovanni, lui disse: di meglio non l'ho mai assagiati ma uguale a questo si. Un altro negli anni 80 a Torrita di Siena, un prosciutto del Belli ad un matrimonio di un amico.Quel giorno mi si apri un mondo in quelle fette di prosciutto; profumato, il grasso lucido e dolce, saporito e stagionato il giuso. Il terzo l'anno scorzo a Venturina in occasione di una degustazione. C'era un tizio di Cecina con un banchetto e un prosciutto indimenticabile (l'ultimo nellaf oto sfuocatapervia del bere).
Riporto il diagolo tra una fetta e un'altra:
-Madonna bono che è!
-Torna più tardi, adesso è all'inzio!
Feci un giretto e tornai da lui dopo venti minuti.
- Ma è propio bono.
-Stagionato circa 3 anni, rispose.
-Ma di dove sei?
-Di Cecina.
-E il prosciutto?
-E' mio, rispose.
- Come si chiama la Ditta?
- Non c'è ditta.
-Come non c'è ditta, se lo volessi comprare?
-Non si compra il mio prosciutto.
-Non si compra?
-Io ho i miei maiali, i miei prosciutti e faccio le serate. Tu mi chiami e io vengo col mio prosciutto.
Avete capito?




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